Biography

Mario Merz

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Mario Merz - Notturno

Notturno

Year : 1973

Dimensions : 70 x 50 cm

Technique : Disegno con gesso, collage con vetro su carta, cartone su legno

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Mario Merz

Biography

Mario Merz nasce a Milano il 1 gennaio 1925 da una famiglia di origini svizzere, ma trascorre la sua giovinezza a Torino. Durante gli anni universitari intraprende gli studi di medicina, un percorso che ne segnerà l'interesse per la biologia e i sistemi organici, ma che interrompe drasticamente con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante il conflitto si arruola nella Resistenza antifascista militando nel gruppo Giustizia e Libertà. Nel 1945 viene arrestato durante un volantinaggio e incarcerato nelle prigioni torinesi: è proprio tra quelle mura che scopre la vocazione artistica, iniziando a tracciare ritratti e forme sui fogli di carta di recupero dei quotidiani con un tratto continuo ed espressivo. Rilasciato dopo la liberazione, decide di abbandonare definitivamente la medicina per dedicarsi interamente all'arte. Negli anni Cinquanta tiene le sue prime mostre personali a Torino e sposa l'artista Marisa Merz, che diventerà sua compagna di vita e sodale intellettuale. Nel corso della sua lunga vita partecipa alle più prestigiose rassegne internazionali, tra cui varie edizioni della Biennale di Venezia e della Documenta di Kassel, affermandosi come uno dei maestri dell'arte italiana nel mondo fino alla sua scomparsa, avvenuta a Torino nel novembre del 2003.
Nel dopoguerra Merz si dedica inizialmente a una pittura vicina all'espressionismo e all'informale, ma è a partire dai primi anni Sessanta che compie una svolta concettuale e spaziale decisiva. Superando i limiti della tela bidimensionale, inizia a trafiggere gli oggetti quotidiani con tubi al neon e si unisce al movimento dell'Arte Povera, teorizzato nel 1967 dal critico Germano Celant. Il suo lavoro rifiuta i linguaggi tradizionali e la produzione industriale per impiegare materiali umili e primordiali come cera, argilla, terra, vetro, ferro, quotidiani e fascine di legna. Nel 1968 Merz crea per la prima volta la sua opera più celebre: l'igloo. Questa struttura semisferica, assemblata con tondini di metallo e ricoperta di lastre di vetro, terracotta o giornali, diventa il simbolo dell'abitazione nomade, del rifugio arcaico e della cerniera tra lo spazio interiore della coscienza e quello esterno dell'universo. Parallelamente, dal 1970 introduce nelle sue opere la sequenza numerica di Fibonacci (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 ), interpretandola non come un freddo calcolo algebrico, ma come la rappresentazione formale della crescita biologica e della proliferazione organica della natura. I numeri di Fibonacci, modellati in neon luminosi, scorrano sulle pareti dei musei, sugli igloo o su lunghissimi tavoli espositivi carichi di frutta e ortaggi, a testimoniare il costante fluire della materia e del tempo.

 

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